4 settembre 2010
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IL PROGETTO DEL PARCO DEGLI ULIVI - Breve storia -

Con un impianto olivicolo unico al mondo per dimensione ed età (pare dovesse risalire al 803 dopo Cristo durante la dominazione Greco-Bizantina) circa 1200 anni individuabili, specie su alcune piante, con le lame ricche d’insediamenti e chiese rupestri (specie per quelle rimaste allo stato naturale), di piante tipiche della macchia mediterranea ed alcune a rischio d’estinzione, di siti archeologici (Egnazia) e storici di cui alcuni risalenti addirittura alla preistoria ed al neolitico (il Dolmen di Montalbano e Delia di Ostuni), il patrimonio architettonico costituito dai centri storici ed i castelli nei contesti urbani, e le antiche masserie nei contesi rurali; il nostro territorio (delimitato dai colli dell’estremità della murgia, e che si estende verso il mare da Polignano fino a San Vito dei Normanni), sembra avere tutte le prerogative alla creazione di un parco ambientale ed agricolo-culturale da considerare (visto l’interesse internazionale che già vi è e che si potrà attivare una volta realizzato), uno strumento ineguagliabile per lo sviluppo e lo slancio in campo internazionale di tale territorio che nonostante tutto si ritrova ancora ad oggi a non avere un’identità ben definita. In Puglia esiste il Gargano, il Salento, la Valle d’Itria, ora anche il Parco dell’Alta Murgia, e noi? in che contesto c’identifichiamo?
Visto anche le opportunità finanziarie (l’Unione Europea nel V Programma Quadro metteva al primo posto tali iniziative) che il parco attiverebbe e che sono previste anche dalle leggi 394/91 nazionale e 19/97 regionale, e poiché a beneficiarne ne saremo tutti, visto che il territorio è di tutti e che tutti bene o male siamo proprietari di un oliveto, di una parte di lama, di una masseria o di una porzione di masseria, di un edificio rurale o di un edificio storico nel centro antico della nostra città, avremo così la possibilità di accedere a tali fondi e allo stesso tempo di divenire noi tutti imprenditori del nostro territorio, realizzando strutture ricettive recuperando le masserie, gli edifici abbandonati, i centri storici, offrendo ai giovani la possibilità di riunirsi (come già sta avvenendo in tutti gli altri parchi nazionali) in cooperative o società di servizi utili a tutte le attività del parco che vanno dall’organizzazione di visite ed escursioni guidate alla manutenzione del contesto naturale (che essendo in questo caso costituito principalmente da oliveti, si potrebbe anche pensare ad incentivi specifici per la cura e la tutela dell’ulivo millenario con interventi ed aiuti sulle pratiche di coltivazione più costose come la potatura) e delle strutture del parco stesso (lame, canali, corsi d’acqua piovana, muretti a secco ecc.).

Avremmo così ottenuto quello che, veramente potremmo definire l’inizio di un percorso che porta allo sviluppo sostenibile e soprattutto ad un futuro sostenibile, con la creazione di posti di lavoro integrati sul territorio e duraturi nel tempo (e non come quelli offerti ultimamente).

C’è da tener presente che, lo sviluppo sostenibile, implica la realizzazione di tutta una serie di infrastrutture (e quindi investimenti) che garantiscano al massimo la tutela ambientale e del territorio stesso, tanto più all’interno di un parco. Tali strutture devono garantire:

l’ottimizzazione dei vari cicli produttivi, industriali e civili, tesi a ridurre al minimo l’impatto sul territorio e sull’ecosistema naturale;

l’ottimizzazione dell’uso delle risorse (acqua, energia, materie prime ecc) con l’incentivazione al ricorso alle fonti rinnovabili autentiche e pulite (solare, eolico e biomasse);

il trattamento dei rifiuti solidi teso al recupero dei materiali, e liquidi con il recupero delle acque dolci (che da noi diventano sempre più rare e costose);

Tutto questo sta a dimostrare che al contrario di quanto si pensi, la realizzazione di un’area a parco non comporta assolutamente il blocco delle attività e dell’economia, al contrario comporta una notevole rivalutazione sia delle attività esistenti, sia dell’intero territorio in termini di immagine e di promozione a livello internazionale. E’ infatti noto che negli ultimi anni, il turismo internazionale privilegia sempre più contesti come questo, ricchi di storia e cultura, oltre che di un contesto ambientale unico al mondo.

Senza contare poi, che l’attrattiva del parco riuscirebbe a portare l’attenzione sul prodotto principale che è l’olio di oliva, ed a farlo conoscere ed apprezzare nelle sue qualità direttamente sul posto di produzione, risolvendo in parte i grossi handicap del settore, che sono la promozione e la commercializzazione.

In definitiva, la realizzazione di tale parco, è da prendere in primo luogo come eccezionale occasione di sviluppo, ed in secondo luogo come strumento unitario di gestione del territorio (il piano del parco è superiore ad ogni piano comunale) con l’ottica di preservare ciò che i nostri avi hanno “costruito” nell’arco di centinaia e centinaia di anni (e di cui i nostri figli ne hanno tutto il diritto di continuare a goderne), e di valorizzare tutto ciò che a noi è apparso finora normale e quasi scontato ma, che agli occhi di chi si accinge per la prima volta, appare quasi come un piccolo paradiso.


VERSO LA CONCRETIZZAZIONE:
Dopo essere stato inserito in fondo al programma elettorale del candidato a Sindaco dott.Franco Mastro alle amministrative del 1999, tale progetto non ha incontrato il favore di nessuna delle amministrazioni coinvolte (sia per cecità verso il progetto ma soprattutto per il timore della perdita del “potere locale”).

Nell’aprile del 2000 Roberto Zizzi si candida a consigliere nelle elezioni regionali e diffonde un programma che punta al rilancio del territorio di Fasano proprio attraverso la realizzazione del “Parco degli Ulivi”. Tale programma viene colto da due studenti della Facoltà di Ingegneria (Dipartimento di Architettura) dell’Università di Bari, che lo portano a loro volta all’attenzione del Prof. Francesco Selicato docente della stessa facoltà.

A sua volta il professore ne fa un progetto di ricerca e coinvolge altre quattro università italiane ed addirittura una americana.

Successivamente si è costituito un “Comitato Promotore” (vedi statuto costitutivo) che raccoglie oltre all’Università ed ai suoi ricercatori, tutte le associazioni del territorio che sono interessate al progetto e che si sono da subito attivate per diffondere l’iniziativa e raccogliere i primi consensi attraverso una petizione popolare (sono gia state raccolte oltre le 10 mila firme).

Dopo il convegno di presentazione, che oltre ad aver riscosso un notevole successo (oltre 500 presenze nell’arco della giornata), ha visto la partecipazione ed adesione di quasi tutta la totalità delle amministrazioni coinvolte ad ogni livello (comunale, provinciale e regionale) ci sarà l’ufficializzazione del Comitato con l’ingresso delle amministrazioni attraverso un referente, e la successiva stipula dei primi accordi per l’avanzamento del progetto.



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