|
News dalla PUGLIESE
News dalla Pugliese
L'ESPRESSO SCRIVE DI NOI
ARTICOLO SULLA TRATTA DEGLI ULIVI
vedi il link CLICCA
QUI
SPECIALE DELL'ESPRESSO SUI NOSTRI ULIVI
| L'ESPRESSO SCRIVE DI NOI............ |
Un
interessante articolo sulla "TRATTA DEGLI ULIVI SECOLARI"
e una importante iniziativa della LEGA AMBIENTE e della
coperativa LA PUGLIESE potrebbero far DECOLLARE un prodotto
tipico delle nostre parti: L'OLIO DI MATUSALEMME ovvero
vero olio extravergine di oliva ricavato esclusivamente da piante
PLURISECOLARI - |
| AMICI PER L'ULIVO - contro un
commercio fiorente. Al nord un albero si paga 10mila euro |
RUBATI E VENDUTI A CARO PREZZO.
A DIFESA DEI SUOI ALBERI SECOLARI, IN PUGLIA NASCE UN MOVIMENTO. CON
UN PARCO E OLIO DOC.
Le
prime bottigliette di olio secolare arriveranno nei su permercati a
gennaio. Non è una risposta ai tanti unguenti miracolosi tra religioni
e new age. Il nuovo condimento, però, un prodigio potrebbe compierlo
davvero: fermare il traffico di ulivi pluri centenari dalla Puglia alle
villette della Brianza o ai centri commerciali del Nord-est. Un
commercio che rischia di far estinguere, nel giro di pochi anni, più
che una specie arborea, un paesaggio: quello delle coste del
Mediterraneo che, come sosteneva lo storico Ferdinand Braudel
riprendendo un detto arabo, termina - là dove finisce l'ulivo
-. L’ idea è di Legambiente: commerdalizzare l'olio degli
ulivi secolari con un marchio Doc. Indicando nell'etichetta la
provenienza da quelle piante modellate dal tempo e dal vento in forme di
giraffe, cervi, strane creature che dalla terra tendono rami e tronchi
in linee nervose, evocando i quadri di Munch o le sculture di Fabbri.
Per produrre l'olio di Matusalemme s'è già messa all'opera una
cooperativa: si chiama La Pugliese e riunisce una ventina di
produttori di Carovigno, in provincia di Brindisi. In questo modo,
spiega Sebastiano Vennerí, di Legambiente, - si può
incentivare la tutela degli alberi secolari da parte dei proprietari che
non troverebbero più conveniente autorizzarne l'espianto e venderli.
La quotazione di un ulivo secolare, ìnfatti, si aggira tra i 5 e 10
mila euro, secondo Legambiente e gli stessi vivaisti, che all'esterno
delle loro aziende espongono la merce già pronta per il trasporto.
Alcuni li vendono via Internet, come fa un'azienda di Monopoli, Vivai La
Pietra. Il business sta conoscendo il suo boom da una decìna d'anni, da
quando, cioè, si sono dìffuse macchine capaci di estispare l'albero
con tutte le radici, consentendone così il trasporto e la rivegetazione
a distanza di centinaia di chilometri.
Eppure il trapìanto sarebbe illegale, secondo una vecchia norma del
1945, che vietava l'abbattimento dì questi alberi anche nei casì di
-piante danneggiate da operazioni belliche o in stato di deperimento per
qualsíasi causa. In seguito, però, la legge ha introdotto tante di
quelle deroghe (basta la 'scarsa produttività" dell'uliveto) da
consentire qualsiasi tipo di espianto. Le operazioni di polizia e
carabinieri ci sono state. Ma in casi rari hanno portato ad arresti e
sanzionì. «Nella passata estate», dice Michele Miulli, comandante del
Nucleo di protezione del patrimonio culturale di Puglia e Basilicata, -
ci siamo messi sulle tracce di centinaia di ulivi spediti a Treviso. Ma
tutti, acquirenti, vendìtorí e trasportatori, avevano le carte in
regola. E ci siamo dovuti fermare: le norme sono troppo blande e non ci
consentivano di agire-.
La Regione Puglia da anni promette la linea dura contro
l'espianto. Michele Saccomanno, assessore regionale all'Ambiente, è
orgoglioso di una proposta di legge del 200 1: - Abbiamo scritto che è
proibita l'esportazione degli ulivi senza l'autorizzazione degli
istituti forestali provinciali, prevedendo sanzioni pecuniarie fino a
2.500 curo per chi trasgredisce -. In realtà, la legge presuppone
l'istituzione di un albo dei .monumenti vegetali -da
tutelare, cosa che non è mai avvenuta. «Questo perché», spiega
Saccomanno, - pochissimi, tra ì comuni e le associazìoni che avrebbero
dovuto compilare le schede per l'inserimento nell'albo, ci hanno inviato
segnalazioni -. Del resto, come si fa a censire i 60 milioni di ulivi
che, si calcola, vegetano in Puglia? Secondo Elio Lanzillotti, di
Legambiente, sarebbe - tecnicamente più semplice chiedere alle regioni
del Centro-nord di bandire l'impianto -.
Da qualche tempo le battaglie contro gli espianti selvaggi iniziano a
essere vincenti. Le denunce dei Verdi sono riuscite a salvare un
mega-espianto di centinaia di ulivi a Fasano, in provincia dì
Brindisi: - - Abbiamo segnalato il furto, durante la notte, di decine dì
alberi che avrebbero dovuto far posto a una serra , racconta il verde Roberto
Zizzi: - Ora l'Ispettorato provinciale all'agrìcoltura ha respinto
le richieste dei proprietari terrieri -. A Ostuni, invece, è un
agricoltore, Luciano Martucci, a opporsi con azioni legali allo
sradicamento degli alberi per far posto ai capannoni della zona
industriale. Ostuni è stata l'unica, insieme a San Vito dei
Normanni, a bandire la deportazione degli ulivi fuori dal
territorio comunale. Ma la repressione ha un limite: non si
possono obblìgare gli agricoltori a mantenere in vita alberi, non
sempre produttivi . In quest'ottica sta nascendo il parco
agrario degli ulivi - un progetto di docentì e studenti del
Politecnico di Bari, associazioni e comuni, per tutelare le - sculture
vegetali - tra il barese e il brindisino, coinvolgendo gli imprenditori
agricoli. Di qui il progetto della produzione del Dop prodotto al 100
per cento da ulivi secolari e con la garanzia, nell'etichetta, del cigno
di Legambíente. Che devolverà parte degli utili nella promozione del
nuovo parco
|
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
02 marzo 2005 - CLICCA
QUI
NEWS LEGAMBIENTE - 05 marzo 2005 -
Dall’olio al Parco
05/03/2005 16:14 - Arriva “la Chiantata”, olio
extravergine d’oliva, D.O.P. collina di brindisi, col marchio di Legambiente
E’ un paesaggio straordinario quello della vasta pianura costiera della
Puglia centrale: aspro e assolato, affascinante per le masserie fortificate e
soprattutto per i suoi nodosi e monumentali alberi d’ulivo, piante
pluricentenarie modellate dal tempo e dal vento, che con ombrelli ampi e tronchi
rugosi ricordano immense figure di animali fantastici e preistorici. Sono parte
fondamentale del patrimonio culturale italiano: maestosi vessilli della storia
del Meridione d’Italia, spesso più antichi degli edifici e dei monumenti
storici che arredano le nostre città.
Eppure, nonostante tutto ciò, corrono il rischio di sparire. Di essere
espiantati per finire ad arredare pretenziosi giardini ornamentali di ville nel
Nord Italia o a fare da spartitraffico su trafficatissime strade cittadine; di
essere sradicati per fare posto a nuove colate di cemento; di venire abbattuti
perché meno produttivi delle piante giovani.
Per combattere questo pericolo, un gruppo di lavoro del Dipartimento di
Architettura e Urbanistica del Politecnico di Bari propose, qualche tempo fa, di
dare vita al Parco degli ulivi secolari nella Piana tra Bari e Brindisi.
“Una proposta sensata, direi capace di futuro – ha dichiarato Francesco
Ferrante, direttore generale di Legambiente – valida per promuovere una zona
ambientalmente pregiata valorizzandone le potenzialità turistiche e culturali.
Una proposta che però, nonostante l’impegno di molti, non ha visto ancora una
concreta realizzazione. Ed è qui che si inserisce l’iniziativa di Legambiente:
promuovere il primo olio frutto degli ulivi secolari per contribuire alla
realizzazione del Parco Agrario”.
E proprio oggi, in una conferenza stampa a Verona, nell’ambito di Agrifood
2005, il Salone Internazionale del Prodotto Agroalimentare di Qualità,
Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente, insieme a Gianfranco
Ciola, vicepresidente del Parco Agrario degli Ulivi Secolari e a Giuseppe
Annichiarico, imprenditore della Cooperativa La Pugliese di Carovigno che per
primo ha raccolto la sfida dell’associazione ambientalista, hanno presentato
al pubblico e alla stampa “La Chiantata”, il primo olio extravergine
d’oliva proveniente esclusivamente dagli ulivi secolari della Piana costiera
tra Bari e Brindisi, già D.O.P. Collina di Brindisi e ora anche con il marchio
di LAIQ (Legambiente per l’agricoltura italiana di qualità, che sta ad
indicare prodotti agroalimentari realizzati in totale controllo di filiera,
senza Ogm e dalla tracciabilità totale).
“Da questi validi motivi – ha spiegato Gianfranco Ciola – è nata
l’esigenza di fare qualcosa per tutelare quest’area particolare, che si
connota per il suo forte significato storico ed antropico, conseguenza della
stretta relazione esistente tra l’ambiente e le persone che per secoli hanno
intrecciato le loro attività, la loro storia e cultura con questo affascinante
paesaggio agrario. L’Ulivo è una pianta straordinaria, simbolo di
appartenenza alla terra, di memoria e d’identità, e per questo, in questi
luoghi, lo scempio territoriale determinato dal commercio delle piante storiche
diventa distruzione del paesaggio, dell’attività agricola e della sua
cultura”.
L’inserimento di questo prodotto nel già sostanzioso paniere di qualità di
Laiq è stato quindi quasi automatico. Il patrimonio custodito dal sistema
agricolo italiano consiste infatti nella ricchezza delle produzioni di alta
qualità unita al recupero del territorio, del paesaggio e dei valori culturali
tradizionali. Un patrimonio invidiatoci da molti, che va potenziato e promosso
con tutti i mezzi.
“I prodotti tipici, i sapori e i saperi tradizionali sono l’unico vero
petrolio del nostro Paese. – ha concluso Ferrante - Il solo, al momento, che
possa permettere uno sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile”.

REPUBBLICA - 17/03/2005
INSERTO - SUPPLEMENTO SALUTE - a pag. 41 -
Citata la nostra cooperativa e l'olio LA CHIANTATA - vedi il link CLICCA
QUI
|
|