4 settembre 2010
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News dalla PUGLIESE



News dalla PUGLIESE

News dalla Pugliese

L'ESPRESSO SCRIVE DI NOI
ARTICOLO SULLA TRATTA DEGLI ULIVI
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SPECIALE DELL'ESPRESSO SUI NOSTRI ULIVI

L'ESPRESSO SCRIVE DI NOI............
Un interessante articolo sulla "TRATTA DEGLI ULIVI SECOLARI" e una importante iniziativa della LEGA AMBIENTE e della coperativa LA PUGLIESE potrebbero far DECOLLARE un prodotto tipico delle nostre parti: L'OLIO DI MATUSALEMME  ovvero vero olio extravergine di oliva ricavato esclusivamente da piante PLURISECOLARI - 

AMICI PER L'ULIVO - contro un commercio fiorente. Al nord un albero si paga 10mila euro 
RUBATI E VENDUTI A CARO PREZZO. 
A DIFESA DEI SUOI ALBERI SECOLARI, IN PUGLIA NASCE UN MOVIMENTO. CON UN PARCO E OLIO DOC
.

Le prime bottigliette di olio secolare arriveranno nei su permercati a gennaio. Non è una risposta ai tanti unguenti miracolosi tra religioni e new age. Il nuovo condimento, però, un prodigio potrebbe compierlo davvero: fermare il traffico di ulivi pluri centenari dalla Puglia alle villette della Brianza o ai centri commerciali del Nord-est. Un commercio che rischia di far estinguere, nel giro di pochi anni, più che una specie arborea, un paesaggio: quello delle coste del Mediterraneo che, come sosteneva lo storico Ferdinand Braudel riprendendo un detto arabo, termina  - là dove finisce l'ulivo -. L’ idea è di Legambiente: commerdalizzare l'olio degli ulivi secolari con un marchio Doc. Indicando nell'etichetta la provenienza da quelle piante modellate dal tempo e dal vento in forme di giraffe, cervi, strane creature che dalla terra tendono rami e tronchi in linee nervose, evocando i quadri di Munch o le sculture di Fabbri. Per produrre l'olio di Matusalemme s'è già messa all'opera una cooperativa: si chiama La Pugliese e riunisce una ventina di produttori di Carovigno, in provincia di Brindisi. In questo modo, spiega Sebastiano Vennerí, di Legambiente,  - si può incentivare la tutela degli alberi secolari da parte dei proprietari che non troverebbero più conveniente autorizzarne l'espianto e venderli.
La quotazione di un ulivo secolare, ìnfatti, si aggira tra i 5 e 10 mila euro, secondo Legambiente e gli stessi vivaisti, che all'esterno delle loro aziende espongono la merce già pronta per il trasporto. Alcuni li vendono via Internet, come fa un'azienda di Monopoli, Vivai La Pietra. Il business sta conoscendo il suo boom da una decìna d'anni, da quando, cioè, si sono dìffuse macchine capaci di estispare l'albero con tutte le radici, consentendone così il trasporto e la rivegetazione a distanza di centinaia di chilometri.
Eppure il trapìanto sarebbe illegale, secondo una vecchia norma del 1945, che vietava l'abbattimento dì questi alberi anche nei casì di  -piante danneggiate da operazioni belliche o in stato di deperimento per qualsíasi causa. In seguito, però, la legge ha introdotto tante di quelle deroghe (basta la 'scarsa produttività" dell'uliveto) da consentire qualsiasi tipo di espianto. Le operazioni di polizia e carabinieri ci sono state. Ma in casi rari hanno portato ad arresti e sanzionì. «Nella passata estate», dice Michele Miulli, comandante del Nucleo di protezione del patrimonio culturale di Puglia e Basilicata, - ci siamo messi sulle tracce di centinaia di ulivi spediti a Treviso. Ma tutti, acquirenti, vendìtorí e trasportatori, avevano le carte in regola. E ci siamo dovuti fermare: le norme sono troppo blande e non ci consentivano di agire-.
La Regione Puglia da anni promette la linea dura contro l'espianto. Michele Saccomanno, assessore regionale all'Ambiente, è orgoglioso di una proposta di legge del 200 1: - Abbiamo scritto che è proibita l'esportazione degli ulivi senza l'autorizzazione degli istituti forestali provinciali, prevedendo sanzioni pecuniarie fino a 2.500 curo per chi trasgredisce -. In realtà, la legge presuppone l'istituzione di un albo dei .monumenti vegetali  -da tutelare, cosa che non è mai avvenuta. «Questo perché», spiega Saccomanno, - pochissimi, tra ì comuni e le associazìoni che avrebbero dovuto compilare le schede per l'inserimento nell'albo, ci hanno inviato segnalazioni -. Del resto, come si fa a censire i 60 milioni di ulivi che, si calcola, vegetano in Puglia? Secondo Elio Lanzillotti, di Legambiente, sarebbe - tecnicamente più semplice chiedere alle regioni del Centro-nord di bandire l'impianto -.
Da qualche tempo le battaglie contro gli espianti selvaggi iniziano a essere vincenti. Le denunce dei Verdi sono riuscite a salvare un mega-espianto di centinaia di ulivi a Fasano, in provincia dì Brindisi: - - Abbiamo segnalato il furto, durante la notte, di decine dì alberi che avrebbero dovuto far posto a una serra , racconta il verde Roberto Zizzi: - Ora l'Ispettorato provinciale all'agrìcoltura ha respinto le richieste dei proprietari terrieri -. A Ostuni, invece, è un agricoltore, Luciano Martucci, a opporsi con azioni legali allo sradicamento degli alberi per far posto ai capannoni della zona industriale. Ostuni è stata l'unica, insieme a San Vito dei Normanni, a bandire la deportazione degli ulivi fuori dal territorio comunale. Ma la repressione ha un limite: non si possono obblìgare gli agricoltori a mantenere in vita alberi, non sempre produttivi . In quest'ottica sta nascendo il  parco agrario degli ulivi - un progetto di docentì e studenti del Politecnico di Bari, associazioni e comuni, per tutelare le - sculture vegetali - tra il barese e il brindisino, coinvolgendo gli imprenditori agricoli. Di qui il progetto della produzione del Dop prodotto al 100 per cento da ulivi secolari e con la garanzia, nell'etichetta, del cigno di Legambíente. Che devolverà parte degli utili nella promozione del nuovo parco

LINK SULL'ARGOMENTO.....
1  - qui li vendono - www.vivailapietra.it

2 - ROBERTO ZIZZI - Curriculum personale 

3 - SITO VERDIFASANO speciale PARCO DEGLI ULIVI

 


LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
02 marzo 2005 -  CLICCA QUI


NEWS LEGAMBIENTE - 05 marzo 2005 -

Dall’olio al Parco

05/03/2005 16:14 - Arriva “la Chiantata”, olio extravergine d’oliva, D.O.P. collina di brindisi, col marchio di Legambiente

E’ un paesaggio straordinario quello della vasta pianura costiera della Puglia centrale: aspro e assolato, affascinante per le masserie fortificate e soprattutto per i suoi nodosi e monumentali alberi d’ulivo, piante pluricentenarie modellate dal tempo e dal vento, che con ombrelli ampi e tronchi rugosi ricordano immense figure di animali fantastici e preistorici. Sono parte fondamentale del patrimonio culturale italiano: maestosi vessilli della storia del Meridione d’Italia, spesso più antichi degli edifici e dei monumenti storici che arredano le nostre città.
Eppure, nonostante tutto ciò, corrono il rischio di sparire. Di essere espiantati per finire ad arredare pretenziosi giardini ornamentali di ville nel Nord Italia o a fare da spartitraffico su trafficatissime strade cittadine; di essere sradicati per fare posto a nuove colate di cemento; di venire abbattuti perché meno produttivi delle piante giovani.

Per combattere questo pericolo, un gruppo di lavoro del Dipartimento di Architettura e Urbanistica del Politecnico di Bari propose, qualche tempo fa, di dare vita al Parco degli ulivi secolari nella Piana tra Bari e Brindisi.
“Una proposta sensata, direi capace di futuro – ha dichiarato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente – valida per promuovere una zona ambientalmente pregiata valorizzandone le potenzialità turistiche e culturali. Una proposta che però, nonostante l’impegno di molti, non ha visto ancora una concreta realizzazione. Ed è qui che si inserisce l’iniziativa di Legambiente: promuovere il primo olio frutto degli ulivi secolari per contribuire alla realizzazione del Parco Agrario”.

E proprio oggi, in una conferenza stampa a Verona, nell’ambito di Agrifood 2005, il Salone Internazionale del Prodotto Agroalimentare di Qualità, Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente, insieme a Gianfranco Ciola, vicepresidente del Parco Agrario degli Ulivi Secolari e a Giuseppe Annichiarico, imprenditore della Cooperativa La Pugliese di Carovigno che per primo ha raccolto la sfida dell’associazione ambientalista, hanno presentato al pubblico e alla stampa “La Chiantata”, il primo olio extravergine d’oliva proveniente esclusivamente dagli ulivi secolari della Piana costiera tra Bari e Brindisi, già D.O.P. Collina di Brindisi e ora anche con il marchio di LAIQ (Legambiente per l’agricoltura italiana di qualità, che sta ad indicare prodotti agroalimentari realizzati in totale controllo di filiera, senza Ogm e dalla tracciabilità totale).

“Da questi validi motivi – ha spiegato Gianfranco Ciola – è nata l’esigenza di fare qualcosa per tutelare quest’area particolare, che si connota per il suo forte significato storico ed antropico, conseguenza della stretta relazione esistente tra l’ambiente e le persone che per secoli hanno intrecciato le loro attività, la loro storia e cultura con questo affascinante paesaggio agrario. L’Ulivo è una pianta straordinaria, simbolo di appartenenza alla terra, di memoria e d’identità, e per questo, in questi luoghi, lo scempio territoriale determinato dal commercio delle piante storiche diventa distruzione del paesaggio, dell’attività agricola e della sua cultura”.
L’inserimento di questo prodotto nel già sostanzioso paniere di qualità di Laiq è stato quindi quasi automatico. Il patrimonio custodito dal sistema agricolo italiano consiste infatti nella ricchezza delle produzioni di alta qualità unita al recupero del territorio, del paesaggio e dei valori culturali tradizionali. Un patrimonio invidiatoci da molti, che va potenziato e promosso con tutti i mezzi.

“I prodotti tipici, i sapori e i saperi tradizionali sono l’unico vero petrolio del nostro Paese. – ha concluso Ferrante - Il solo, al momento, che possa permettere uno sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile”.


 

REPUBBLICA - 17/03/2005
INSERTO - SUPPLEMENTO SALUTE  - a pag. 41 - 

Citata la nostra cooperativa e l'olio LA CHIANTATA  - vedi il link CLICCA QUI


www.linkprova.it

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