4 settembre 2010
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Un pò di storia..
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Un pò di storia..

LE ORIGINI DELLA PIANTA DELL'ULIVO

E' ormai accertato che la coltivazione dell'olio risale ad almeno 6000 anni fa : ne fanno fede racconti tradizionali, testi religiosi e rinvenimenti archeologici.

Probabilmente la pianta ebbe il suo habitat originario in Siria ed i primi che pensarono a trasformare una pianta selvatica in una specie domestica furono senza dubbio popoli che parlavano una lingua semitica.

Dalla Siria il percorso del cultivar fu relativamente semplice fino alle isole dell'Egeo e alle assolate colline dell' Anatolia; altrettanto facile il suo trapianto in Grecia dove trovò una inaspettata fortuna e applicazione che la resero, poi, indispensabile ai popoli antichi del Mediterraneo.

A conferma della millenaria storia dell'ulivo ricordiamo come la tradizione pone di fronte all'antica Gerusalemme il "Monte degli Ulivi", o come la bellezza di questa pianta sia cantata spesso nell' "Antico Testamento"
( v. libro del profeta Osea dove il dio d'Israele è paragonato alla magnificenza dell'olivo).
Sono circa settanta le citazioni che se ne fanno nella bibbia .
D'altra parte che questo fosse un simbolo è chiarito anche dall'episodio della colomba che torna all'arca di Noè tenendo nel becco un rametto d'olivo

Lo stesso nome di Gesù , christos, vuol dire semplicemente unto. 


I Greci stessi piantarono oliveti in quel vasto territorio assolato e fertile che fu la Magna Grecia, le terre costiere della Puglia, della Calabria, della Sicilia, della Campania.

C'è ancora chi sostiene che la prima regione italiana dove attecchirono le coltivazioni d'olivo fu la Liguria: qui le piante sarebbero state portate dai Crociati dopo il Mille, avendole conosciute in Palestina. Ma probabilmente questo episodio si riferisce soltanto a quella particolare specie di olivo che cresce così favorevolmente sulle coste aspre, battute dal vento, sia a ponente, sia a levante del golfo di Genova.
Sappiamo che ad Atene fu sacro alla dea Athena e costituisce fatto indubbiamente interessante che esso sia stato considerato sacro da molte popolazioni e forse non soltanto per il suo apporto calorico, ma per la sua stessa natura di pianta resistente e longeva.

L'olio spremuto dalle olive non era soltanto, nell'antichità, una risorsa alimentare; era usato anche come cosmetico e come coadiuvante nei massaggi.
Inoltre, gli atleti, in particolare coloro che si dedicavano alla lotta, usavano cospargere i muscoli di purissimo olio, sia per il riscaldamento degli stessi, sia per contrastare la presa degli avversari.


I Romani, che coltivarono l'olivo a partire dal 580 a.C.,  ne fecero un uso che si potrebbe qualificare smodato; si discute anche se ad importare la coltivazione dell'olio in Italia siano stati i Fenici o se i Romani ne impararono i benefici usi dalla Magna Grecia.
Gaio Plinio Secondo afferma che esistono quindici specie di olivo, e ne elenca i pregi, oggi si denominano i vari cultivar con nomi diversi, come taggiasca, casalina, nebiot, gargnan, trillo, carpellese, punteruolo, augellina, cellina del Nardò, colombino, ciccinella, moraiola, leccina, monopolese, ogliarolo del Gargano e tante altre che spesso prendono il nome dalla località in cui crescono.

Plinio, da parte sua, attacca l'argomento dopo aver parlato   a lungo del vino, perchè riconosce all'olivo un'importanza seconda soltanto a quella del quasi miracoloso succo dell'uva.

Nelle culture occidentali la parola olio può sicuramente essere ricondotta  alla parola latina oleum  e alla greca elaion, sin ancora all'antica semitica ulu.
 


In un pur breve excursus storico non possiamo dimenticare che la cultura dell' olio di oliva è giunta sino a noi, attraverso il Medioevo,  per opera di alcuni Ordini religiosi, fra cui in particolare i Benedettini ed i Cistercensi.

I Benedettini, devoti al credo della preghiera e del lavoro, persuadevano contadini ed operai agricoli a non abbandonare le terre ma a dedicarsi a colture redditizie quali l'olivo.
Non disdegnando però di imbracciare vanga e zappa pere operare manualmente oltre che spiritualmente. Ricordiamo i Benedettini di Camaldoli, Vallombrosa, Montecassino, Monteoliveto, etc.

Il grande animatore dei Cistercensi fu Bernardo Chiaravalle, detto : "l'ultimo dei padri della Chiesa". I suoi monaci insegnarono ai contadini, delusi dallo stato di semischiavitù in cui si trovavvano, a dissodare i campi, a piantare colture da reddito, a rendersi indipendenti come fattori di produzione.
I Cistercensi furono lavoratori instancabili soprattutto nell'ambito del lavoro dei campi e del rispetto della natura; anelavano, infatti, ad un ritorno ai tempi evangelici ed a d una vita più dignitosaanche se più severa.

Non si videro forse mai tanti oliveti e vigne come dal Mille al Quattrocento - gli anni d'oro dei moanaci Benedettini e Cistercensi -


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